Un recente studio sulla Grotta della Cala a Marina di Camerota rivela nuove importanti informazioni sulle abitudini delle popolazioni del Paleolitico superiore

La Grotta della Cala (Camerota, Campania), nota a livello internazionale per il suo importante deposito preistorico, continua a restituire rilevanti novità sul comportamento e le strategie d…

Un recente studio sulla Grotta della Cala a Marina di Camerota rivela nuove importanti informazioni sulle abitudini delle popolazioni del Paleolitico superiore

La Grotta della Cala (Camerota, Campania), nota a livello internazionale per il suo importante deposito preistorico, continua a restituire rilevanti novità sul comportamento e le strategie di sussistenza adottate dalle popolazioni di cacciatori-raccoglitori del Paleolitico superiore. Uno nuovo studio, effettuato da un team di ricercatori appartenenti all’Università di Siena e all’Université Côte d’Azur CNRS CEPAM, dal titolo “Tracing the Epigravettian in southern Italy. Faunal exploitation in layer M of Grotta della Cala (Cilento, Italy)” è stato recentemente pubblicato sulla rivista internazionale “Quaternary Science Reviews”.

L’articolo, che riguarda lo strato M della grotta, attribuibile alla fase antica del periodo Epigravettiano e datato con il radiocarbonio tra 20.203 e 15.784 dal presente, è focalizzato sull’analisi dei resti degli animali cacciati e consumati dai gruppi umani che abitarono l’area costiera del basso Cilento durante una fase climatica particolarmente fredda all’interno dell’ultimo periodo glaciale, quando il mare si trovava a diversi km di distanza dall’attuale linea di costa. Lo studio, condotto da una promettente giovane ricercatrice, Clarissa Dominici, ha messo in rilievo, tra le prede catturate dai paleolitici, la netta predominanza del cervo rosso, i cui resti documentano un intenso sfruttamento delle carcasse, caratterizzato da una significativa attività di estrazione del midollo dalle ossa lunghe. I dati disponibili sulla mortalità e sulla biometria di questi animali indicano che i cacciatori prendevano di mira principalmente giovani esemplari e maschi adulti in età matura. Il fatto che la maggior parte delle prede fosse stata abbattuta durante i mesi invernali dimostra inoltre che la grotta era abitata soprattutto durante questo periodo dell’anno. La comparazione dei dati forniti dallo strato M con quelli relativi alle associazioni faunistiche dell’intera sequenza epigravettiana della Grotta della Cala ha permesso di identificare, intorno a 16.000-15.000 anni fa, l’inizio di un cambiamento climatico, attestato dalla progressiva diminuzione del cervo e dall’aumento del cinghiale e del capriolo, verso condizioni più temperate corrispondenti al periodo noto come Bølling-Allerød, un’oscillazione in senso caldo-umido che caratterizzò, tra 14.700 e 12.700 anni circa dal presente, l’ultima fase glaciale.

Lo studio di Dominici e colleghi costituisce un’ulteriore prova dell’esistenza, lungo la costa del Cilento meridionale, di un’area rifugio che per le sue caratteristiche climatico-ambientali e l’abbondanza delle sue risorse, permise la continuità dell’insediamento umano e la sopravvivenza di determinate specie animali e vegetali anche durante fasi particolarmente fredde.

Le ricerche alla Grotta della Cala, iniziate negli anni ’60 del secolo scorso, sono tutt’ora in corso da parte dell’Università di Siena e si svolgono in regime di concessione ministeriale, in stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle province di Salerno e Avellino e con il fondamentale sostegno logistico ed economico dell’Amministrazione Comunale di Camerota.

 

In foto: Modifiche antropiche e tracce di macellazione su resti di ungulati. (A) un metatarso di cervo rosso e (B) un omero di camoscio che mostrano due segni di percussione sullo stesso lato e un contraccolpo sull’altro; (C) un frammento di osso lungo, rotto da fresco, con un cono di percussione in posto; (D) quattro esempi di coni di percussione, a testimonianza dell’attività di rottura delle ossa per l’estrazione del midollo; (E) un terzo molare inferiore di cervo rosso con visibili tracce di macellazione sul lato interno della mandibola.

Fotografie di Stefano Ricci (Università degli Studi di Siena)

Ultimo aggiornamento

12 Settembre 2026, 15:25