Artista Lina Pinto – Pollica (SA)
I presepi di Lina Pinto e il Cilento I presepi di Lina Pinto: la memoria del Cilento attraverso l'arte A cura della dott.ssa Rosa Maria Vitola, con il contributo della tirocinante Sara Liguori Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale (DISPAC), Università degli Studi di Salerno.
Data:
17 Agosto 2009
L’opera di Lina Pinto nasce da un profondo legame con il Cilento e con il mondo contadino che ne ha segnato la storia. Nei suoi lavori, e in particolare nei presepi, l’artista recupera volti, gesti, atmosfere e tradizioni di una realtà ormai scomparsa, preservandone la memoria attraverso la scultura e la rappresentazione artistica.
Come scrive nel volume Odore di lentisco bruciato (2009), Lina Pinto sente sempre più forte il richiamo di «quel mondo umile, primitivo», capace di suscitare emozioni autentiche e di custodire una forma semplice e genuina di felicità. Attraverso il suo lavoro, l’artista cerca di consegnarne un ritratto alle generazioni future, con l’auspicio che possano soffermarsi con curiosità e partecipazione su una realtà profondamente diversa da quella contemporanea.
Al centro della sua produzione presepiale vi sono soprattutto le persone. I pastori che realizza portano infatti i tratti distintivi della gente del Cilento. Ogni volto è modellato con attenzione e sensibilità, nella ricerca non solo della somiglianza fisica ma anche di una dimensione più intima e spirituale. Lina Pinto ha più volte raccontato come nei suoi personaggi riaffiorino ricordi personali, immagini della propria infanzia e delle persone che hanno segnato la sua vita. Non è raro che, durante il processo creativo, il riaffiorare di questi ricordi susciti in lei una profonda commozione.
Negli anni Novanta, mentre insegnava nella scuola di Pollica, l’artista realizzò, insieme ad alcuni colleghi e agli artigiani del paese, un grande presepe allestito all’interno del Convento Francescano. L’opera riproduceva, in scala ridotta, i vicoli e le architetture tipiche dei centri storici cilentani, popolati da pastori e personaggi ispirati alla vita quotidiana del territorio. Quell’esperienza rappresentò una tappa importante del suo percorso artistico e contribuì a consolidare il suo interesse per la tradizione presepiale.
Negli anni successivi, i suoi presepi furono esposti in sedi prestigiose, tra cui Roma, Piazza del Popolo, il Vaticano e il Castello Capano di Pollica, ottenendo apprezzamento da pubblico e istituzioni. Tra gli episodi più significativi ricordati dall’artista vi è l’incontro con il cardinale Antonio Quarracino, originario di Pollica e arcivescovo di Buenos Aires, noto per aver ordinato vescovo Jorge Mario Bergoglio, futuro Papa Francesco. In occasione di una visita nel suo paese natale, Lina Pinto gli donò una figura femminile realizzata per un presepe, una “Mamma cilentana”. Successivamente i familiari del cardinale le raccontarono che conservava quell’opera con particolare affetto, poiché gli ricordava la terra delle sue origini. Da quell’episodio nacquero nuove richieste e commissioni da parte della sua famiglia.
L’obiettivo che Lina Pinto persegue attraverso l’arte è quello di mantenere viva la memoria di un mondo che rischia di essere dimenticato. I suoi presepi raccontano il Cilento precedente alle profonde trasformazioni economiche e sociali del secondo dopoguerra, prima dell’avvento della società tecnologica, dell’industrializzazione e del turismo di massa. Questa dimensione emerge nei volti dei personaggi, negli abiti, nei gesti quotidiani, ma anche nei paesaggi e nelle ambientazioni, arricchite dalla presenza delle essenze tipiche della macchia mediterranea.
Attraverso le sue opere, Lina Pinto restituisce l’immagine di un territorio che fino agli anni Sessanta e Settanta era composto prevalentemente da contadini e pescatori, una comunità legata ai ritmi della natura e alle tradizioni locali. I suoi presepi diventano così non solo opere artistiche, ma strumenti di memoria collettiva, capaci di raccontare alle nuove generazioni la storia, l’identità e l’anima più autentica del Cilento.
Fonte: Lina Pinto, Odore di lentisco bruciato, Edizioni del Centro Promozione Culturale per il Cilento, 2009.
Ultimo aggiornamento
17 Agosto 2026, 10:25
Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino 






