EST LOCUS…Irpinia postunitaria al Carcere Borbonico di Avellino. All’inaugurazione sar presente il Soprintendente Miccio

04 novembre 2011 Venerdì, 11 novembre 2011, alle ore 17.

EST LOCUS…Irpinia postunitaria al Carcere Borbonico di Avellino. All’inaugurazione sar presente il Soprintendente Miccio

04 novembre 2011

Venerdì, 11 novembre 2011, alle ore 17.00, presso la Sala Auditorium del Carcere Borbonico di Avellino si terrà un convegno dal titolo “EST LOCUS…Irpinia postunitaria”, subito dopo sarà inaugurata la mostra allestita nella sala Tholos di via Dalmazia con la presentazione del relativo catalogo. Interverranno: Gennaro MICCIO, Soprintendente BAP di Salerno e Avellino; Adele CAMPANELLI, Soprintendente Archeologico di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta; Maura PICCIAU, Soprintendente BSAE di Salerno e Avellino; Gerardina DE LUCIA, Direttore dell’Archivio di Stato di Avellino; Ennio DE SIMONE, Ordinario di storia economica dell’Unversità degli Studi del Sannio e Saverio RICCI, Associato di storia della filosofia dell’Università degli Studi della Tuscia. La mostra “EST LOCUS…Irpinia postunitaria” resterà aperta al pubblico fino al 7 gennaio 2012 con ingresso gratuito, dalle ore 10 alle 13 e dalle ore 17 alle 20, tutti i giorni della settimana sabato e domenica compresi. Resterà chiusa l’8 dicembre, il 26 dicembre 2011 e il 6 gennaio 2012. L’iniziativa è organizzata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Soprintendenza BAP di Salerno e Avellino – Soprintendenza Archeologica di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta – Soprintendenza BSAE di Salerno e Avellino, Archivio di Stato di Avellino, dal Comune e dalla Provincia di Avellino con la sponsorizzazione di: Calcestruzzi Irpini, De Vizia, Novolegno e Polisud. Ulteriori informazioni sul sito web della Soprintendenza BAP di Salerno e Avellino www.ambientesa.beniculturali.it / tel. 089 2573241 / fax 089 318120 / Michele Faiella (Ufficio Stampa) e mail: sbap-sa.stampa@beniculturali.it – Per approfondimenti:I luoghi e gli eventi www.beniculturali.it – Numero verde 800 99 11 99 – Il MiBAC è anche su Youtube, Facebook e Twitter

1 . Progetto della mostra

La sede di Avellino della Soprintendenza per i Bap di Salerno e Avellino che non è nuova alla realizzazione di eventi culturali che mirano a sollecitare l’attenzione del grande pubblico in una provincia da valorizzare sia su un piano storico che ambientale e che spesso rimane esclusa dai grandi circuiti turistici e culturali ,ha partecipato al comitato scientifico promosso dall’Amministrazione Provinciale per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. In quella sede ha manifestato l’intenzione di organizzare, di concerto con la Soprintendenza Bsae di Salerno e Avellino, la Soprintendenza Archeologica di Salerno ,Avellino, Caserta e Benevento e con l’Archivio di Stato di Avellino, nelle sale espositive di propria competenza, una mostra. La memoria, intesa come conoscenza del percorso collettivo compiuto, è per un popolo ciò che maggiormente ne garantisce la coesione e la coscienza identitaria, da questa premessa scaturisce l’ideazione di questa mostra con la quale si vuole rafforzare il binomio città e cultura; città e istituzioni culturali;cultura e mondo imprenditoriale. Creare un prodotto culturale che interloquisca con il visitatore, da cui nasca piacere e apprendimento,. Ci si aspetta grandi risultati dalla collaborazione con gli imprenditori per la valorizzazione della cultura e del territorio, una cultura che non deve essere solo accademica ma anche sociale e civile e che garantisca una crescita locale. La mostra avrà una durata di 2 mesi, durante i quali sarà garantita dal personale interno l’apertura, anche il sabato e la domenica. L’obiettivo sarà quello di offrire una panoramica completa delle trasformazioni urbanistiche e architettoniche che l’Irpinia ha subito nel quarantennio postunitario.

Per tutto il periodo della mostra funzionerà un sistema di servizio di informazione e di accoglienza a supporto della mostra e del circuito turistico- culturale e territoriale. Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali inserirà nel sito istituzionale una pagina web dedicata alla mostra durante la quale sarà distribuito materiale informativo e il catalogo. Verranno acquistati spazi pubblicitari sulle più importanti testate nazionali e si provvederà alla divulgazione con brochure e manifesti. La serata inaugurale prevede la presenza di studiosi ed esperti di fama nazionale e un catering di benvenuto agli ospiti. L’allestimento sarà curato da un esperto scenografo.

La mostra mira a coinvolgere un gran numero di visitatori, anche al di fuori dell’ambito provinciale, a tal fine saranno previste visite guidate e collaborazioni con il Provveditorato agli Studi e tutti gli Istituti scolastici della Provincia.

Luogo di svolgimento dell’azione

L’evento proposto si svolgerà negli spazi espositivi di competenza della Soprintendenza per i BAP del complesso monumentale Carcere Borbonico di Avellino. Sarà valutata l’eventualità di trasferirla,successivamente, nel Castello di Ariano Irpino e nel Carcere di Montefusco.

STORIA

Il complesso monumentale risale alla prima metà del secolo XIX; quando il governo militare francese nel 1806 decretò la fine del feudalesimo e la nuova riorganizzazione del regno sostituì Avellino a Montefusco come capoluogo del Principato Ultra, si avvertì subito la necessità di un nuovo assetto urbanistico adeguato al ruolo della città e prese quindi l’avvio un periodo di sviluppo edilizio più aderente alla nuova filosofia del costruire. Inoltre il trasferimento dei tribunali per le udienze civili e penali da Montefusco ad Avellino aveva evidenziato la mancanza di un carcere nella città capoluogo.

Si decise che un nuovo edificio sarebbe dovuto sorgere nell’aria di “Campo Marte”,luogo delle esercitazioni militari di proprietà del Sig. Ciriaco Spagnolo. Il 4 agosto del 1821 fu trasmesso a Napoli il primo progetto del “Nuovo Carcere centrale” redatto dall’ing. Luigi Oberty, ma la commissione esaminatrice del corpo reale di Ingegneri di Ponti e Strade lo respinse perché troppo legato alle antiche concezioni edilizie e punitive ed indicò i principi progettuali cui si sarebbe dovuto attenere il nuovo carcere, la cui pianta”(…) avrà la figura di un ottagono inscritto in un cerchio, dal centro di questo cerchio saranno protratti, a guisa di raggi, sedici mura delle quali otto vanno ad unirsi all’ottagono (…) di modo che la figura rimanesse divisa in sedici triangoli uguali(…).

La tipologia proposta si rifaceva alle teorie che il filosofo e giurista Jeremy Bentham aveva esposto nel Panopticon ( la casa d’ispezione) pubblicato nel 1791, testo tra l’altro molto apprezzato dagli ambienti culturali europei maggiormente progressisti. Come tipologia edilizia riproponeva l’architettura dei lazzaretti, edifici collettivi caratterizzati da bracci indipendenti convergenti in un corpo centrale circolare a “panopticon” tutto visibile”, si suggeriva sopratutto la creazione di una struttura che oltre alla sicurezza garantisse un alto livello di salubrità e di costume per i detenuti. Alla realizzazione del nuovo progetto contribuì Giuliano De Fazio, architetto molto attento alle nuove tendenze dell’architettura a livello europeo e noto per aver realizzato le serre in ferro , vetro e i colonnati dorici dell’orto botanico di Napoli.

Il progetto iniziale del carcere prevedeva la pianta ottagonale, che si dimostrò subito di difficile realizzazione,così, per facilità di esecuzione si passò all’idea di una pianta pentagonale e quindi esagonale. Nel 1827 iniziarono i lavori, con la posa in opera della prima pietra da parte di Antonio Zurlo. Il primo padiglione venne completato nel 1832 cui seguirono il secondo braccio simmetrico e la cappella situata al secondo piano della tholos centrale. Nel 1837 fu ultimato l’edificio centrale e nel 1839 venne montato il ponte levatoio che permetteva l’attraversamento del fossato. Negli anni 40 iniziò la costruzione dei restanti padiglioni posteriori, connessi a formare il caratteristico emiciclo. L’assetto finale del Nuovo Carcere è testimoniato da un rilievo di Federico Amodeo del 1870. La struttura rimasta funzionante, malgrado i danni subiti a causa del disastroso terremoto del 1980, nel 1987 fu dismessa e i detenuti furono trasferiti nella casa circondariale di Contrada S. Oronzo in Bellizzi di Avellino. Dopo un periodo di abbandono l’antico edificio borbonico è stato sottoposto ad un lungo e complesso restauro che ne ha consentito il totale recupero. La struttura carceraria è quindi diventata sede degli uffici periferici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dal 2002, con la riapertura al pubblico del Corpo Centrale, si è imposta come spazio espositivo per importanti iniziative culturali e punto di riferimento per la vita culturale della città.

A nessuno sfugge come la nascita dello Stato Unitario Italiano abbia rappresentato per l’Irpinia, entroterra del Regno borbonico, una rinascita e l’inizio di una serie di trasformazioni architettoniche,urbanistiche e sociali. “Un viaggio nel “cuore dell’Irpinia” vuole essere il racconto di queste trasformazioni, vuole accompagnare il visitatore attraverso un percorso fiabesco( progettato e realizzato da Gennaro Vallifuco, scenografo e docente dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli) alla scoperta di queste trasformazioni. Avellino, Montefusco ed Ariano Irpino, tre città simbolo,.rappresentate con i piano regolatori postunitari i nuovi edifici pubblici ( Prefettura, scuole,teatro cinema)e privati. Come i decreti Regi cambiarono l’aspetto e la vita della città. Tutto sarà oggetto di una ricerca capillare per ricostruire questo lungo percorso senza perdere mai il filo conduttore che si dipanerà tra progetti, fotografie e oggetti, In alcuni casi questo lavoro riprenderà temi consueti che verranno però contestualizzati nel recupero del divenire collettivo.

La mostra avrà un duplice linguaggio didascalico per le nuove generazioni e tecnico per il pubblico adulto sul quale far presa non solo grazie all’inesorabile fascino della nostalgia, ma anche riportando alla ribalta una storia meno conosciuta. non mancheranno flash retrospettivi legati agli anni del Risorgimento a cui la storia dell’Irpinia e indissolubilmente intrecciata e riferimenti all’attività di tutela e valorizzazione che la Soprintendenza proponente ha attuato in questi anni sul territorio irpini. Una sezione della mostra sarà dedicata alla fase di furibonda guerra civile, che si sviluppò, dopo l’unita d’Italia, nel Mezzogiorno continentale,definita dagli storici “Brigantaggio”. Il progetto si avvarrà dell’importante contributo della Soprintendenza Bsae di Salerno e Avellino, la Soprintendenza Archeologica di Salerno ,Avellino, Caserta e Benevento e con l’Archivio di Stato di Avellino. In conclusione,il percorso della mostra mira a individuare i luoghi irpini correlati all’unità d’Italia e le emergenze architettoniche da cui scaturisce la struttura urbana e la vita sociale in un ottica sia pubblica che privata. Nel corso dei due mesi saranno programmati convegni performance teatrali e musicali a tema.

Ultimo aggiornamento

4 Novembre 2011, 00:00